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Cosa facciamo

Fin dall’inizio siamo riusciti a dedicarci a progetti importanti e ambiziosi, grazie anche al sostegno di soci generosi e sensibili. Estrema povertà, mancanza di acqua, di cibo, malattie endemiche e difficoltà di accesso all’istruzione: questa è la drammatica realtà sociale dei paesi dove abbiamo deciso di portare il nostro aiuto.
I frequenti viaggi del presidente sul posto permettono di verificare le necessità più urgenti delle popolazioni bisognose.

Dove operiamo

Le attività dell’associazione, dopo un iniziale impegno in India, sono ora concentrate in Etiopia, precisamente nella Somali Area, la zona più disastrata e povera dell’Etiopia,
che si trova a circa dieci km dal confine con la Somalia.
Area semi desertica e desolata, è abitata da popolazioni nomadi ora divenute stanziali, dedite alla pastorizia, abbandonate da tutti, afflitte da siccità e carestia. Il centro principale è l’assolata e polverosa Jijiga, distante 90 km dai vari villaggi dislocati in quell’area, per raggiungere i quali occorrono circa 4 ore in fuoristrada su piste difficoltose.
La concentrazione degli aiuti in una specifica zona è fondamentale per la buona riuscita dei nostri progetti e ci ha permesso di ottenere nel tempo credibilità e fiducia sia dalle organizzazioni impegnate negli stessi luoghi che dalle comunità che in quei luoghi vivono.

Settori di intervento

I nostri interventi sono mirati a consentire alle comunità l’accesso alle fonti d’acqua potabile e per l’irrigazione dei campi, a piccoli presidi medici e a strutture scolastiche.
L'individuazione di ogni obiettivo viene prima discussa e vagliata con i vari capi villaggio evitando così di creare opere invasive e non rispettose delle tradizioni, dell'economia locale e messe in posizioni geograficamente comode per i vari villaggi. Gli aiuti ai bambini poveri sono finalizzati a incoraggiare in loro il desiderio di istruirsi e imparare un lavoro.

Progetti in corso

Nell’immediato verrà scavato un pozzo profondo per l’acqua potabile e per l’irrigazione dei campi goccia a goccia, e verrà costruita una tubazione di circa 4 km per portare l’acqua alla scuola e al dispensario. Verranno dipinti tutti i pavimenti della scuola e del dispensario con vernice epossidica ad alto calpestio.

Progetti completati

Il primo progetto completato risale al 2008, ed è una casa di accoglienza per bambini sieropositivi in India, nei dintorni della città di Vijayawada, nello stato dell’Andhra Pradesh. La casa, gestita dall’associazione Care & Share, è stata realizzata con il contributo della Regione Veneto per una spesa complessiva di nostra competenza di circa 47.000,00 Euro.
A marzo del 2009 è stato completato con la collaborazione della  “Fondazione Elena Trevisanato “ il pozzo di Boadlay, profondo circa 120 metri che attinge l’acqua da una grossa falda, ha una portata di 8 litri al secondo e dà da bere a circa 10.000 persone e 5.000 animali. I locali anno disboscato un grosso appezzamento e iniziato grazie all’acqua la coltivazione di ortaggi.
Il secondo progetto, in parte finanziato da Carlo e Ada Rossetto, è stato realizzato nel distretto di Awbare nelle vicinanze dei villaggi di Las Hanot e Bube, dove è  stato realizzato un pozzo scavato a mano, un presidio medico, dove arrivano in continuazione persone bisognose di prime cure – visto che la cittadina più vicina dista circa 90 km – e una scuola frequentata da 300 ragazzi tra i quali circa 70 ragazze, fatto anomalo e positivo perché in quei villaggi le donne sono considerate meno di niente.
Sono stati donati ad una scuola di Wallindang, già esistente ma priva di arredi, 40 banchi, 4 cattedre e 4 armadi.

Adozioni a distanza

I bambini da adottare a distanza ci vengono segnalati da una nostra amica etiope, Mary Abraca, sposata con un italiano la quale, assieme a una sua amica, dirige anche un orfanotrofio per le adozioni internazionali dirette.
Girando per le baraccopoli di Addis Ababa vengono individuati i soggetti più bisognosi che poi ci vengono segnalati. I soldi non servono per il sostentamento della famiglia ma vengono impiegati solo per l’istruzione scolastica del bambino.
Il costo annuo di un’adozione a distanza è di 300 euro, meno di un euro al giorno.
Come vengono impiegati questi 300 euro? Viene aperto un conto corrente e ogni mese, si poò prelevare una somma precisa indicata nel programma.
A fine anno deve rimanere nel conto una cifra concordata, che verrà accontonata ogni anno per quando il bambino avrà finito gli studi.
Fino ad ora sono stati adottati a distanza 10 bambini.

Altre forme di solidarietà

Nella capitale Addis Ababa sosteniamo la dottoressa Birzaf, pediatra del reparto di Neonatologia dell’ospedale dei poveri, una struttura fatiscente e priva di ogni mezzo, attraverso l’acquisto di incubatrici e altri strumenti di prima necessità e la piccola clinica di suor Irene Gervasoni che accoglie partorienti e persone bisognose di prime cure.
Nella zona del Guraghe, a circa 300 km dalla capitale, sosteniamo suor Luciana Catena, religiosa cappuccina, che dirige una piccola clinica e deve affrontare la grave emergenza della malaria, endemica in quell’area.